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1284 – 1348 Attorno al cantiere del Duomo: Giovanni Pisano, i Lorenzetti e Simone Martini 2017-06-09T16:32:04+00:00

1284 – 1348
Attorno al cantiere del Duomo:
Giovanni Pisano, i Lorenzetti e Simone Martini

Nella prima metà del Trecento Siena è una grande capitale, non solo di uno stato amministrato dal così detto Governo dei Nove, ma anche delle arti, grazie anche al grande impulso dato dal cantiere grandioso del Duomo. Alla pittura duccesca risponde innanzi tutto la forza visionaria della scultura gotica di Giovanni Pisano, rappresentato da un fiero San Pietro in marmo.

Con lui seppe dialogare Pietro Lorenzetti, di cui si espongono due tavole, a lato di una Crocifissione, le cui figure imponenti sono concentrate in un dolore silenzioso, capolavoro giovanile di suo fratello Ambrogio. Ben quattro marmi, tra cui spicca una deliziosa Madonna col Bambino, attestano le doti non comuni di Goro di Gregorio, strepitoso scultore dell’arca di San Cerbone nella Cattedrale di Massa Marittima, che lavorava il marmo con la grazia e la sottigliezza di un orafo.

Al senese Tino di Camaino toccò invece il compito, dagli anni venti del Trecento, di diffondere la scultura gotica nel meridione angioino d’Italia. È a questa attività che si deve un raro trittico in marmo, accostato ad altre prove della sua carriera. Non manca infine il maggiore pittore senese del Trecento: Simone Martini. Sua è una piccola cuspide raffigurante San Giacomo minore, un tempo parte insieme ai pannelli con gli altri apostoli dell’ordine superiore di un gigantesco polittico. A fianco, una leggiadra figura di Sant’Agostino spetta invece al suo cognato e compagno di bottega Lippo Memmi.

Pietro Lorenzetti - San Donato, San Giovanni Gualberto e Sant'Agostino

Pietro Lorenzetti – San Donato, San Giovanni Gualberto e Sant’Agostino

Ambrogio Lorenzetti – Crocifissione

Simone Martini – San Giacomo Minore

Tino di Camaino – Cristo in pietà fra i due dolenti

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